Facciamo subito chiarezza: in questo post parlo proprio di ciò che c’è scritto nel titolo. Pochi fronzoli, quasi nessuna divagazione, solo alcune informazioni che ci aiutano a capire la “cornice” nella quale è nato il counseling. Il tutto in modo anche più serio del solito! Perché lo sto dichiarando proprio in apertura del post? Perché non voglio che tu perda tempo: se non sei interessato puoi andare sulla home page di cocoforma e vedere se fra gli altri post ci sono dei titoli che ti incuriosiscono e leggere quelli. Se, invece, vuoi farti un’idea di massima di dove è nato il counseling e di chi sia il “padre” del cd. “approccio rogersiano” allora puoi avventurarti nella lettura di questo post.

Carl Rogers e la psicologia umanistica

Carl Rogers (1902-1987) è stato uno dei maggiori esponenti della psicologia umanistica, corrente della psicologia che si sviluppa negli Stati Uniti intorno agli anni ’50 e che presto si consolida in un vero e proprio movimento, promosso principalmente da Carl Rogers, Rollo May e Abraham Maslow e denominato la “terza forza” della psicologia, in quanto alternativa tanto alla psicologia oggettivistica del comportamentismo quanto alla psicoanalisi freudiana ortodossa.

La psicologia umanistica si interessa di argomenti fino ad allora poco diffusi nelle teorie psicologiche, come l’amore, la creatività, il sé, i bisogni fondamentali di gratificazione, autorealizzazione, i valori superiori, l’essere e il divenire, la spontaneità, il gioco, l’umorismo, l’affetto, l’autonomia e la responsabilità.

La particolarità, rispetto alle altre correnti della psicologia, è che gli psicologi e gli psicoterapeuti che si identificano nella psicologia umanistica condividono il comune obiettivo di esplorare le caratteristiche del comportamento e la dinamica delle emozioni proprie della vita normale e sana.

E’ proprio all’interno di questa cornice che nascono i primi contributi teorici e metodologici relativi al counseling, inteso come specifica forma d’intervento d’aiuto condotto da professionisti dell’ambito sociale e sanitario e che, se il primo testo pubblicato negli Stati Uniti sul counseling è di Rollo May (1939), il dibattito americano sulla psicoterapia venne aperto da Carl Rogers nel 1942 con la pubblicazione del volume “Counseling e psicoterapia: la psicoterapia di consultazione”.

Il colloquio non direttivo centrato sul cliente

Con il successivo volume La terapia centrata sul cliente, Rogers introduce per la prima volta il metodo del colloquio non direttivo centrato sul cliente, metodo che si sviluppa all’interno di una concezione dell’uomo nella quale vi è fiducia nella capacità di autodeterminazione del soggetto stesso. La scelta di Rogers è quindi quella di allontanarsi da un modello medico, concentrando l’attenzione sulle risorse sane dell’individuo piuttosto che sulla sua patologia, in sostanza facendo prevalere l’idea pedagogica di incoraggiare su quella medica di curare.

Questa impostazione data da Rogers ha determinato tre conseguenze essenziali, che hanno spiegato i loro effetti nell’ambito delle scienze umane applicate e che giocano un ruolo importante nell’individuazione delle connessioni tra il Counseling e altre discipline che interessano questo blog, e che, pertanto, riporto specificatamente qui di seguito:

  1. spostamento dell’enfasi, nell’ambito della relazione di aiuto, dal ruolo dell’operatore/esperto al ruolo di cliente/persona portatore del problema. La conseguenza fondamentale di questo ribaltamento di schema è che cambia anche il modo di concepire l’aiuto: non più un proporre soluzioni ma togliere ostacoli per ricreare attorno alla persona condizioni favorevoli alla crescita;
  2. spostamento dell’enfasi dalle abilità tecnico-procedurali alle cosiddette qualità umane – intese come genuinità, coerenza, disponibilità, sensibilità, creatività – dell’operatore d’aiuto. Questo non significa che l’operatore d’aiuto non debba conoscere e applicare le “tecniche”, ma significa che è di primaria importanza il suo “saper essere”;
  3. infine Rogers ha contribuito a spostare l’attenzione verso il processo d’aiuto in quanto tale, chiarendo la necessità di studiare direttamente (e scientificamente) le condizioni “interne” che rendono efficace la relazione d’aiuto, ovvero le abilità specifiche richieste all’operatore (saper essere + saper fare).

Con questa impostazione, Rogers ha portato l’attenzione sul “qui e ora” della relazione d’aiuto. E questo è uno degli elementi “forti” di connessione tra il counseling e altre discipline, tra cui la pnl e la sistemica, ed è anche uno degli elementi che permettono all’approccio PNL-Sistemico di spiegare la propria efficacia nel counseling.