E’ successo anche a me: ho vissuto dei periodi di difficoltà nella mia vita e non sempre sono stato capace di chiedere aiuto. A volte non ho chiesto aiuto per orgoglio (voglio farcela da solo!), a volte perché negavo a me stesso di avere un problema (va tutto bene!), a volte quasi per pigrizia (passerà, è solo questione di tempo…), a volte per paura di cosa potevo avere (oddio, chissà cos’ho…). Mi è capitato anche per cose meramente fisiche: quando mi sono rotto il menisco, ad esempio, non me ne sono accorto subito.  E ci ho messo quasi due mesi a convincermi che effettivamente c’era qualcosa che non andava e a decidermi ad andare dal mio medico! Ti lascio immaginare cosa è successo in altre situazioni, più complesse, situazioni in cui il disagio non riguardava semplicemente una parte del mio corpo, ma coinvolgeva la mia mente e le mie emozioni.

Consapevolezza, convinzioni e tabù

Rendersi conto di vivere un disagio, comprendere che potrebbe essere utile avere un supporto per affrontare la situazione e, infine, chiedere aiuto è un processo che richiede tempo e che non è sempre facile da realizzare. Non solo perché questo comporta il fatto di affrontare le nostre paure, ma anche perché – in alcuni casi – comporta anche il fatto di affrontare alcune convinzioni sociali. Se ho male al ginocchio vado dal medico, se ho mal di denti vado dal dentista, ma se ho un disagio di tipo diverso da chi vado?

A volte ho la sensazione che ancora oggi ci sia una sorta di tabù. Non solo sul fatto di poter incontrare dei disagi nella propria vita, ma anche sul fatto di potersi rivolgere a qualcuno che sia qualificato per supportare le persone rispetto a quel disagio. Non sembra anche a te che, ancora oggi, in generale ci siano delle convinzioni non poi tanto diverse da queste? Se una persona va dallo psichiatra, allora è matto. Se va dallo psicologo o dallo psicoterapeuta, allora è debole mentalmente. Se va dall’omeopata, dal naturopata o dal floriterapeuta, allora è un credulone. Se poi va dal Counselor…. è facile che qualcuno gli dica: “scusa da chi hai detto che vai?” (per il Counseling, infatti, è diverso… è ancora troppo poco conosciuto!).

Crescita personale

Più in generale, c’è una convinzione diffusa per cui se mi rivolgo a qualcuno per farmi aiutare, allora ho qualcosa che non va. E se questo qualcosa ha a che fare con il mio fisico è facile/possibile parlarne (sempre, naturalmente, con le dovute eccezioni), mentre se questo qualcosa ha che fare con la mia psiche, allora tutto si complica. Tralasciando le situazioni di disagio mentale patologico – che non riguardano il mio ambito di competenza – mi piacerebbe che questo post contribuisse a far circolare l’idea che chi si rivolge ad un professionista della relazione d’aiuto non necessariamente ha qualcosa che non va ma, invece, sicuramente vuole migliorare qualcosa che ha. Quindi vuole migliorare qualcosa di sé. E che cos’è questo, se non un percorso di crescita personale?

Viviamo in un mondo sempre più complesso, fatto di ruoli che non sempre sentiamo congruenti con noi stessi, fatto di lavori che ci vanno sempre più stretti (sempre che ci siano!), fatto di relazioni che a volte ci richiedono di essere un po’ diversi da come siamo, fatto di scelte non sempre semplici: ben venga un po’ di consapevolezza e di voglia di stare meglio! Dunque, onore al merito a chi, con coraggio, affronta le proprie paure e inizia un percorso di consapevolezza e di crescita personale.

Se hai già fatto nella tua vita un percorso del genere, sai a cosa mi riferisco: affrontare i propri limiti, diventare più consapevoli, aumentare la propria autoefficacia e migliorare la gestione della propria vita. Se, invece, non lo hai mai fatto, oppure è passato molto tempo dall’ultima volta, o comunque ne senti l’esigenza…. allora cosa aspetti ad iniziare? Guardati dentro, scegli qual è il percorso che senti più indicato per te in questo momento e …buttati!